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Bruno Balestrini/ Itinerari/ Viaggi e reportage — appunti di viaggio di Vitaliano Bissi
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Testo di Vitaliano Bissi — foto di Vitaliano Bissi

Birmania

Shwedagon Paya, Yangon

“Ed ecco ergersi all’orizzonte un mistero dorato, una splendida, luccicante meraviglia che fiammeggiava sotto il sole, con una forma che non era quella di una cupola musulmana né di una guglia di un tempio hindu. “Quella è la vecchia Shwedagon” disse il mio compagno di viaggio. La cupola dorata disse: “ Questa è la Birmania, e sarà diversa da ogni altra terra che tu possa aver conosciuto” Rudyard Kipling, Letters from the East (1898). Il Myanmar occupa una superficie di 671000 km 2 ed è situata tra il Laos e la Thailandia a est ed il Bangladesh a ovest, con l’India e la Cina al confine settentrionale. Il Golfo del Bengala e il mar delle Andamane segnano il limite meridionale del paese.

Il Myanmar è sempre stato un paese lacerato da continui conflitti interni, con una conseguente pletora di dittatori, ribelli, guerriglieri e rivoluzionari. Ancora oggi è governato da un regime di militari socialisti, che poco a poco hanno dato una parvenza di maggior libertà al popolo, rilasciando dagli arresti domiciliari il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi e molti altri dissidenti.

Oggi è possibile visitare il paese con un permesso di 28 giorni, sufficiente per avere un quadro completo e ricco della cultura di questo straordinario paese. Fino pochi anni fa, infatti il permesso per i turisti era di soli sette giorni. Posso garantire che da allora ad oggi le grandi città hanno subito notevoli trasformazioni, mentre la maggior parte del paese è ancora completamente libero da tutte le contaminazioni della tecnologia occidentale.

Molte sono le cose da visitare in Myanmar, la stupefacente Shwedagon Paya a Yangon, l’ultima capitale del paese Mandalay, adagiata sull’imponente fiume Ayeyarwady, le antiche e monumentali capitali d Ava Amarapura e Sagaing, l’imponente zedi di Mingun. La spettacolare valle dei templi di Bagan, non vi è posto al mondo che possa eguagliare per bellezza i 40 Kmq di terreno punteggiati da migliaia e migliaia di templi. Ovunque si guardi vi sono stupa e templi.

Solo pochi complessi architettonici religiosi possono competere con tanta bellezza quali l’indiana Khajuraho, la messicana Palenque, la guatemalteca Tikal e la cambogiana Angkor . Tanto offre al viaggiatore questo paese unico che non ha eguali nel Sud Est asiatico.

Il popolo è la vera risorsa del Myanmar, socievole, disponibile e sempre pronto a regalarvi un sorriso. Questo rimarrà indelebile nella memoria, facendovi tornare alle immagine dei bambini, delle donne e degli uomini sempre sorridenti.

Grande festa all’interno dell’immenso Shwedagon Paya a Yangon

Fiumi di bimbi ad ogni angolo

Per i buddisti lo Shwedagon Paya è il luogo più sacro di tutto il paese e sperano di visitarlo almeno una volta nella vita

La leggenda narra che all’interno dell’imponente zedi siano custoditi otto capelli del Buddha

Il possente zedi non è altro che una delle tante costruzioni che formano l’enorme complesso religioso dello Shwedagon

E’ bello gironzolare osservare i vari templi i padiglioni le immagini di Buddha le campane gli stupa è un posto dove oltre ad osservare si provano e trovano ad ogni angolo sensazioni

Volti e vita quotidiana

Un vecchio che offre de i fiori

Una vecchietta assorta nei pensier

Una monaca che impartisce lezioni

Devozione nei templi

In ogni angolo gruppi di persone rilassate chiaccherano e pregano in piena serenità

Un fedele assorto in preghiera davanti la statua di Buddha

Due ragazze al riparo dalla calura, dormono all’interno di un tempio

Monaci rilassati al tempio

Quanta dolcezza nello sguardo di Buddha, migliaia sono le offerte fatte dai fedeli e tutto intorno bastoncini d’incenso profumano l’aria

Lavoro nei campi

Queste lavoratrici erano così intente alla propria attività che non si sono accorte che le stavo fotografando, spaventate sono scappate a coprirsi e nascondersi

Monte Popa e valle di Bagan

Sono salito sulla cima del monte Popa all’alba, la nebbia circondava ancora questa vetta solitaria, definita l’olimpo del Myanmar, in quanto dimora dei nat più importanti e potenti la salita è molto ripida e faticosa, e lungo il sentiero si incontrano moltitudine di pellegrini e di monaci. Giunto alla cima non è stato il panorama ad appagarmi dello sforzo compiuto, ma la grazia e la dolcezza di questo insieme, quanto è dolce il bimbo che regge la ciotola.

La valle di Bagan offre la più stupefacente vista di tutto il paese: ovunque si guardi vedrete rovine di templi. Il fervore religioso ha dato origine in due secoli e mezzo ad un numero incredibile di templi in questa vallata. La città entrò nel suo periodo di gloria nel 1057 d.C. ad opera di Anawratha e prosegui con splendore fino al 1287 allorché fu devastata da parte dei mongoli di Kubilai Khan.

Molte sono le immagini che ritraggono la meravigliosa valle dei templi di Bagan, cosi silenziosa ed assolata: voglio ricordarla con il violento nubifragio che incombeva minaccioso sulla cima della Shwesandaw Paya. HP

L’aria improvvisamente si è fatta umida e tutt’intorno è calato il silenzio, la mia guida mi ha invitato a ripararmi. Mi sono goduto quel temporale unico per violenza e rumorosità in questa vallata scossa da violenti terremoti, ultimo del 1975, sulla cima del tempio in compagnia di pochi birmani sorpresi e divertiti dal mio comportamento

Volti e mercati

Ritratti di villaggio

Botswana

Elefanti al Chobe National Park

Impala

Ippopotami

Elefante Africano

Elefante Africano

Cascate Victoria

Cascate Victoria

Cascate Victoria

Victoria Falls

Victoria Falls

Victoria Falls

Victoria Falls

Victoria Falls

Chobe National Park

Elefanti al Chobe NP

Elefanti al Chobe NP

Elefanti al Chobe NP

Elefanti al Chobe NP

Elefanti al Chobe NP

Elefanti al Chobe NP

Ippopotami al Chobe NP

Tramonto al Chobe NP

Tramonto al Chobe NP

Impala adulto

Ippopotami

Ippopotami

Tramonto

Ippopotami

Impala Alla Regione di Savuti

Ippopotami

La Regione del Savuti

La Regione del Savuti

La Regione del Savuti

La Regione del Savuti

Ippopotami Regione del Savuti

Leone Regione del Savuti

Leone Regione del Savuti

Leone Regione del Savuti

La Regione del Savuti

La Regione del Savuti

Leone

Elefanti Africani

Elefanti Africani

Moremi Game Reserve

Moremi Game Reserve

Moremi Game Reserve

Moremi Game Reserve

Elefanti Moremi Game Reserve

Elefanti Moremi Game Reserve

Elefanti Moremi Game Reserve

Zebra

Zebra

Delta dell'Okavango

Delta dell'Okavango

Delta dell'Okavango

Delta dell'Okavango

Delta dell'Okavango

Delta dell'Okavango

Delta dell'Okavango

Delta dell'Okavango

Delta dell'Okavango

Makgadikgadi Pans National Park

Paesaggio africano

Baobab Baine's

Makgadikgadi Pans National Park

Makgadikgadi Pans National Park

Baobab Baine's

Baine Thomas Baobab

Makgadikgadi Pans National Park

Makgadikgadi Pans National Park

Baobab

Baobab a Kubu Island

Baobab gigante a Kubu Island

Grande Baobab a Kubu Island

Baobab a Kubu Island

Kubu Island

Kubu Island al Tramonto

Kubu Island al Tramonto

Kubu Island al Tramonto

Kubu Island ed il pan

Kubu Island, paesaggio lunare

Kudu Maggiore e Springbock

Baobab

Frutto di Baobab

Possenti Baobab

Moremi Game Reserve

Maya

Le rovine di Palenque

La Ruta Maya (la strada dei Maya) è un progetto nato per favorire il turismo a beneficio delle popolazioni Maya e della loro terra. L’ideatore di questo lodevole progetto è l’ex direttore del National Geographic, Wilbur E. Garret. A questo progetto hanno aderito i governi del Messico, Guatemala ,Belize ,Honduras e Salvador, tutta l’area geografica dove si sviluppò l’ antica cultura Maya.

Paesaggi grandiosi, foreste tropicali, deserti, spiagge lunghissime, immensi siti archeologici. Ma anche metropoli con 20 milioni di abitanti che, nonostante il traffico caotico e l’apparente disordine, conservano il fascino delle innumerevoli costruzioni precolombiane, gli splendidi Murales di Diego Rivera e il bellissimo Museo di Antropologia. Città del Messico è la base di partenza obbligata di ogni percorso per poter comprendere la storia di questo straordinario popolo.

Guatemala, Belize e Messico furono la culla di una tra le più antiche civiltà, quella dei Maya. Chi giunge in questa terra vuole vedere le piramidi, i templi, le grandi stele ricoperte di iscrizioni e gli ampi stadi per il gioco della palla. Ma la cultura Maya non è costituita solo da ricordi del passato. Attraversando tutto il paese ci si rende conto di come questo popolo sia rimasto ancora vivo: ora non costruiscono più piramidi e templi, ma vi seguono nella vita di tutti i giorni. Sono al vostro fianco quando vi recate al ristorante, quando chiedete una informazione, quando al mercato acquistate della merce, e, dopo aver visto i petroglifi raffiguranti i volti degli antichi Maya, è sconcertante notarne la somiglianza con i volti incontrati durante la giornata. Oggi sono ben 2 milioni i discendenti dei Maya che vivono sulla loro antica terra.Luoghi incantati, dove la visita di un sito archeologico rappresenta un momento unico per poter immergersi in una dimensione antica tanto lontana da noi e dalla nostra logica. Luoghi dove ancora i bambini giocano al salto della corda, si divertono a correre dietro un barattolo vuoto che rotola giù per una strada in discesa, e ti regalano un sorriso che è un misto di gioia e tristezza nello stesso tempo: più di tutti i templi, le spiagge, le piramidi, i mercati, colpisce lo sguardo fiero e orgoglioso di questo popolo che è stato grande e ha ancora la forza di dimostrarlo, nonostante tutte le difficoltà.

Ruta Maya

Ruta Maya

Chiapas : San Cristobal de las Casas

Ruta Maya

Ruta Maya

Ruta Maya

Ruta Maya

Ruta Maya

Ruta Maya

Ruta Maya

Ruta Maya

Ruta Maya

Ruta Maya

Ruta Maya

Ruta Maya

Teotihuacan piramide della luna

Teotihuacan

. A soli 50 chilometri da Città del Messico sorge Teotihuacan denominata la città degli dei per la grandiosità dei suoi edifici. Famose le due imponenti piramidi della Luna e del Sole, quest’ultima terza al mondo per dimensione dopo quella di Cholula e di Cheope in Egitto. La piramide del Sole è stata costruita nel 100 d.C. e ricostruita nel 1908, utilizzando 3 milioni di tonnellate di pietra senza avere a disposizione attrezzi in ferro, animali da tiro e tanto meno la ruota. Dalla cima si gode una vista sorprendente dell’intero complesso archeologico, che si sviluppa lungo il Viale dei Morti, dalla piramide del Sole fino alla Ciudadela, decorata da teste del serpente piumato, Quetzalcoatl.

Uxmal , assieme a Chichen Itza è la zona archeologica più frequentata del Messico. Posta sulle colline Puuc, che devono il loro nome alle testimonianze archeologiche di questa zona risalente al VI secolo avanti Cristo, Uxmal rappresenta il più antico centro Maya esistente. Descrivendo la Piramide dell’Indovino, l’esploratore americano J.L. Stephens scrisse nel suo libro “ Incidents of Travel in Central America, Chiapas e Yucatan” - Ero lì all’entrata mentre il sole tramontava e gli edifici proiettavano ombre prodigiosamente larghe, che oscuravano le terrazze su cui gli stessi edifici sorgevano, offrendo uno spettacolo che aveva la malia di un incantesimo. - Il Palazzo del Governatore è considerato unanimamente la più bella struttura dell’intero complesso archeologico di Uxmal.

Teotihuacan: calzada de los muertos con piramide del sole

Teotihuacan : piramide della luna e del sole

Teotihuacan: piramide del sole

Teotihuacan: tempio di Quetzalcoatl particolare

Uxmal : particolare del serpente piumato

Uxmal: piramide del mago

Uxmal: quadrilatero delle monache

Uxmal: palazzo del governatore

Veduta d’insieme sito archeologico di Uxmal

Uxmal: piramide del mago

Uxmal: piramide del mago

Uxmal: piramide del mago

Palenque : grupo de la Cruz

Palenque

. Immerso nella giungla lussureggiante della regione del Chiapas sorge uno dei principali centri religiosi maya del periodo classico Nel periodo di maggior fioritura – dal 100 al 900 d.C. il sito si estendeva per un aera di circa 35 chilometri quadrati di cui solo uno è stato portato alla luce. La leggenda narra che H. Cortes fosse arrivato a soli 40 km dalle rovine di Palenque senza accorgersi della loro esistenza. Altre spedizioni si susseguirono senza successo. Quando finalmente nel 1837 J.L.Stephens raggiunse Palenque, la sua fu la prima vera indagine che diede il via alla ricerca archeologica. Si pensa che siano almeno cinquecento gli edifici che compongono l’antica Palenque e di questi solo una decina sono stati riportati alla luce.

Il Tempio delle inscrizioni dove all’interno è stata scoperta una cripta contenente la tomba di Pacal uno dei sovrani del luogo.

Chichen Itza

. Senza dubbio uno dei più grandi e meglio conservati siti archeologici del Messico. La maggior parte degli archeologi ritiene che sia stata abitata una prima volta tra il VI e il X secolo dopo Cristo e i resti degli edifici denotano lo stile Puuc; una seconda volta, dal X secolo in poi, dai Tolteci che unirono la loro cultura a quella dei Maya, introducendo il culto di Quetzalcoatl, il serpente piumato. La maggio attrazione del luogo è costituita da El Castello il temoio più antico: è sorprendete constatare durante gli equinozi di primavera e di autunno come la luce e l’ombra formano una serie di triangoli sul lato nord della scalinata, conferendo l’immagine di un serpente che striscia. Il 21 marzo il serpente sembra salire mentre sembra scendere il 21 settembre, questa illusione ottica dura circa tre ore.

Tulum

. Le rovine di Tulum sono ben conservate ma non sono di particolare importanza archeologica per gli studiosi; appartengono al periodo tolteco e rappresentano l’unico esempio di città costiera fortificata. La costruzione del Castello domina tutta la cittadina e si staglia prepotentemente sul blu cristallino del mare, sul verde delle palme e sul bianco della sabbia corallina.

Palenque : el Palacio

Palenque: templo de las Inscripciones

Palenque: templo del Sol

Chinchen Itza : el caracul osservatorio

Palenque : el Palacio

Chichen itza : particolare del tempio dei teschi Tzompantii

Chichen Itza : tempio dei guerrieri

Chichen Itza : convento e depandance

Chichen Itza : el castello piramide di Kukulcan

Chichen Itza : particolare campo del gioco della palla

Chichen Itza : tempio del cha-mool nel gruppo delle mille colonne

Chichen Itza : particolare del dio Chac

Tulum: el castello

Tulum: el castello

Tikal : veduta dei templi di Tikal

Tikal

Il sito si trova all’interno del Parco Nazionale, una riserva di 575 chilometri quadrati che comprende migliaia di edifici in rovina. Per visitare tutti gli edifici più famosi è necessario percorrere a piedi ben 10 chilometri. Ma quello che vedrete è pressoché impareggiabile. Templi scoscesi alti più di 44 metri che si elevano fin sopra le cime degli alberi, molti di questi sono stati abilmente riportati alla luce e ripuliti dalla vegetazione che li aveva sommersi, altri sono ancora in fase di restauro. L’aria che si respira è diversa da tutti gli altri siti archeologici, i profumi e i rumori della giungla offrono sensazioni che solo a Tikal si possono percepire.

Copan

Il sito archeologico di Copan in Honduras è senza dubbio una delle scoperte più straordinarie della civiltà maya , ancora una volta bisogna essere grati a J.L. Stephens se le rovine furono conosciute in tutto il mondo. Le sculture di Copan sono uniche nel mondo maya, basti pensare alla scalinata dei geroglifici, che in 63 gradini scolpiti racconta la storia della famiglia reale di Copan. Il sito è famoso anche per le stele, enormi parallelepipedi di pietra finemente scolpiti.

Tikal : veduta dei templi di Tikal

Tikal : grande plaza

Tikal : tempio V

Copan : particolare di maschera

Copan : stele con figura di nobile

Copan : stele nella grande plaza

Copan : plaza de las estelas

Copan : stele di re Coniglio

Copan : scalinata dei geroglifici

Copan : stele raffigurante re Coniglio

Antigua Guatemala

Antigua

Fondata nel 1542 da Santiago de los Caballeros, circondata da tre vulcani: Agua, Fuego e Acatenango, divenne una fra le più belle città spagnole. Più volte distrutta da violenti terremoti nel passato, (tuttora se ne possono osservare i danni ai monumenti), venne dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Girare per Antigua è rilassante, le case basse permettono di vedere da ogni punto della città il vulcano Agua. Le chiese barocche sono state quasi tutte ricostruite dopo le devastazioni dei recenti terremoti. La Merced è la più straordinaria chiesa-convento coloniale della città, al suo interno vi è una fontana considerata la più grande del Centro America.

Lago Atitlan

Circondato da tre vulcani, il lago occupa un cono vulcanico crollato profondo più di 300 metri. Vi sono molti villaggi sulle sue sponde ove vivono minoranze etniche che quotidianamente raggiungono le piazze dei paesi per vendere i prodotti di artigianato. Lasciatevi cullare dalle sue acque a bordo della barca che vi porterà alla visita dei villaggi di Santa Catarina Palpò, San Antonio Palpò, Santiago Atitlan. Quanti colori nei mercati, nei vestiti, tanti bambini intenti a catturare il turista per vendergli souvenirs, ma pochi i sorrisi spontanei.

Antigua Guatemala : catedral de Santiago

Antigua Guatemala : la M erced particolare

Antigua Guatemala : 5 av. Sur con volcan Agua

Antigua Guatemala : 5 av. Norte

Antigua Guatemala : fontana de la M erced

Antigua Guatemala : cupola convento de la Merced

Antigua Guatemala : volcan Acatenango

Lago Atitlan con volcan Atitlan e Panajachel

Lago Atitlan con volcan Atitlan e Panajachel

Antigua Guatemala : particolari di avenida 5 norte

Antigua Guatemala : particolari di avenida 5 norte

RapuaNui

Rano Kau ed il Villaggio di Orongo

Rapua Nui, l’Isola di Pasqua, nell’immaginario collettivo rappresenta una meta quasi irraggiungibile, uno dei luoghi più isolati al mondo, un museo vivente a 4000 km dal continente cileno. Essa è di forma triangolare, limitata ai vertici da tre vulcani spenti. La sua popolazione è composta da polinesiani di razza maori. L’isola è energia, magia, forza che avvolge appena vi si mette piede. E’ una meraviglia osservarsi in equilibrio su questo scoglio in mezzo all’oceano. Il territorio si può via via scoprire e visitare con diversi mezzi: in auto, a cavallo, in bicicletta, a piedi. All’isola di Pasqua manca la barriera corallina, quindi le coste sono continuamente erose dall’azione del mare. I Moai, sculture enigmatiche, riempiono le giornate, si trovano ovunque, di tutte le dimensioni e con espressioni assai varie, alcune piuttosto buffe. Tutti i moai in posizione eretta sono stati restaurati da cooperazioni internazionali. Sono una compagnia silenziosa e misteriosa. Molte sono le teorie sui moai, sul loro significato e sulla loro provenienza, ma tutte più o meno legate alla leggenda e pertanto misteriose. Le sculture antiche di Rapa Nui, i moai, sono simili gli uni agli altri, ma pochissimi tra loro identici. Una volta ultimato, il moai veniva trasportato e collocato sull’ahu, la piattaforma adibita a funzione cerimoniale, che il più delle volte serviva da piedistallo alla statua. I moai erano abbelliti da acconciature rossastre, i pukao di forma cilindrica. L’isola ed i suoi storici abitanti di pietra sono semplicemente incantevoli. Clicca sulla immagine per ingrandirla

Indubbiamente uno dei luoghi di interesse più famosi dell’intera isola: Rano Kau è un lago, che occupa il cratere di un vulcano, pieno di fluttuanti canneti e fiori coloratissimi. A breve distanza sorge il villaggio cerimoniale di Orongo, oggi quasi completamente restaurato, da cui si gode di una veduta incantevole verso varie parti dell’isola. Ad Orongo, nell’antichità, si svolgeva la cerimonia per la nomina dell’Uomo Uccello, il culto di Makemake, visibile su alcune rocce con rilievi dell’Ombre Paquero. Davanti ad Orongo vi sono le isole di Motu Nui, Motu Iti e Motu Kao Ka.

Ahu Akivi

Nell’entroterra vi sono sette moai restaurati nel 1960, che diversamente dagli altri, sono gli unici ad essere rivolti verso il mare. La loro funzione, come quella di tutti i moai, era di proteggere e quindi guardare il villaggio e l’area cerimoniale. Secondo gli archeologi il mare sarebbe solo casualmente nel loro campo visivo. Durante gli equinozi queste statue guardano direttamente verso il tramonto.

Ahu Tahai e Ahu Akapu

Nel centro di Hanga Roa, la capitale di Rapa Nui, vi è un sito in riva al mare molto suggestivo: Hau Tahai, su cui poggia un moai solitario senza copricapo. Poco lontano, ad Ahu Vari Uri, giacciono cinque moai di diverse forme e dimensioni. Sul alto opposto c’è l’imponente Ahu Ko Te Riku, un moai con copricapo ed occhi a palla. Il pittoresco cimitero di Hanga Roa si affaccia sul mare

Anakena e Ahu Nau Nau

Ovunque sull’isola, si scorgono moai in piedi o stesi, con il volto a terra, spesso con il loro copricapo poco distante e tutt’intorno la brezza dell’oceano che li accarezza dolcemente.

Non manca però la classica bellezza della costa e della spiaggia bianca: Anakena, orlata di palme verdeggianti, è la spiaggia più grande di Rapa Nui. Qui si erge Ahu Ature Huki, un sito archeologico con un moai solitario, rimesso in posizione eretta grazie alla collaborazione degli isolani. Ed ancora Ahu Nau Nau, sette meravigliose statue, che durante gli scavi hanno rivelato agli archeologi che i moai non erano ciechi, ma erano dotati di preziosi occhi intarsiati di corallo. Quattro di queste hanno addirittura l’acconciatura, mentre altre sono caratterizzate ormai solo da miseri torsi.

Ranu Raraku

Soprannominato “il vivaio” o “la fucina” dei moai, il vulcano è la cava dove venivano estratti i blocchi di tufo utilizzati per scolpire i moai. La camminata che porta fin sopra la cima, si snoda fra decine e decine di statue, alcune completate, altre lasciate lungo la via del trasporto, altre ancora scolpite sulla montagna. Fra queste, il moai più grande in assoluto è alto ben 21 metri. All’interno del cratere dorme un laghetto, sulle cui pendici vi sono decine di moai in posizione eretta. Si stima che in questo sito archeologico ve ne siano più di 500. Il posto è affascinante, pieno di energia e mistero.

Ahu Tongariki

Si rimane senza parole di fronte all’affascinante bellezza di questo sito archeologico. Il monumentale ahu è il più grande mai costruito. Grazie ad una società giapponese, ben 15 moai sono stati restaurati e rimessi in posizione eretta, dopo che uno tsunami nel 1960 li aveva fatti crollare. Solo ad uno di essi è stato rimesso il copricapo.

Ahu Te Pito Kura

Sulla costa settentrionale dell’isola, nell’insenatura di Bahia La Perousse, sorge uno dei moai più grandi, mai trasportato dalle cave di Rano Raraku. La statua è riversa con la faccia verso il terreno ed è lunga più di 10 metri, dotata di un’acconciatura ovale anziché tonda come le altre. La leggenda narra che il moai sia stato voluto da una vedova, che intendeva onorare il marito defunto.

Poco distante dall’ahu si trova una pietra chiamata Te Pito Kura, che significa l’ombelico del mondo. Secondo la leggenda, essa, di colore bianco e tondeggiante, con forti caratteristiche magnetiche, fu portata da Hotu Matua in persona come simbolo del centro dell’universo.

Maunga Terevaka

Il punto più alto di tutta l'isola. Da esso è possibile avere una vista mozzafiato a 360° dell'orizzonte, sulla vastità dell’oceano.

Fonte
Sito tais.it di Bruno Balestrini