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Bruno Balestrini/ Città Italiane/ Como
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Como

Como

foto di B. Balestrini

Testo tratto da: «Nuovo Dizionario Geografico Universale», opera originale italiana di una società di dotti, Venezia, 1828.

COMO, Comum, prov. Del regno Lombardo-Veneto che ha al Nord la Svizzera, al Nord-Est la Valtellina, all’Est la prov. Di Bergamo, al Sud quella di Milano, ed all’Ovest gli Stati sardi, da’ quali la divide il lago Maggiore. Assai irregolare è la sua forma, avendo 23 leghe di lunghezza dal Sud al Nord, e variando dalle 3 leghe e mezzo fino alle 14 in larghezza, dall’Est all’Ovest. Abbraccia la suerficie di 160 leghe, con 345,100 abitanti. Le Alpi Lepontine e le Rezie, i deliziosi poggi della Brianza, e del Varesotto offrono scene svariate, e formano belle vallate, come sono la ValSassina, la Val-Intelvi e la Val-Assina, dalla quale ultima proviene il fiume Lambro. L’Olona deriva dalla Val-Sessia, poco lunge da Varese. Il suo fiume principale è l’Adda, che scendendo dal Braulio, gettasi nel lago di Como, da cui esce inferiormente a Lecco, e, per via di navigli artificiali, congiunge questa provincia al Milanese. Nella sua parte orientale evvi il lago di Como, al Sud-Ovest quello di Varese, ed al Sud-Est i piccoli laghi di Alserio, Montorfano, Pusiano, Sala, Annone, i quali

forse uniti formavano anticam, il vago Eupili. I moltissimi vegetabili vi rendono eccellente la temperatura dell’atmosfera, benchè soggetta a variazioni, a cagione delle arie che d’improvviso sortono da quelle gole. Nel inverno più fitto i colli e le rive si smaltano di mammole, ed agrumi. Il littorale del Lario, sino dal XII secolo era ferace di olive, e nel XIII pagavasi di esse il decimo, come d’ frutti che più abbondavano. Formeuto, granoturco, viti di eccellente prodotto, molti gelsi, e frutta di ogni sorta, come pure il lino ed il canape compensano la buona cultura, che vi si presta generalmente benchè in qualche luogo non manchino estese macchie. I monti forniscono pure molte erbe utili alla farmacia ed alla tintura, e nei boschi vegeta ogni sorta di piante, fra le quali i castagni, che offrono l’invernale nutrimento ai montanari. Sulle vette dei monti pascolano numerose mandrie e molte pecore, come nella pianura si allevano moltissimi bachi che danno ottime sete.Trovansi marmi di ogni gradazione di colore, ottime argille per vasellami, sasso arenario docile allo scalpello, pietre da fabbrica e coperti da limpidissimi cristalli, piriti di rame, ferro che estraesi e si lavora in Valcavargna, Gaeta, Dongo e Valsassina. Presso al ponte Tresa e nella valle di Marchirolo si estrae pure del piombo. Attivo vi si fa il commercio e massimo quello di transito. Ha conciatoi di pelli, fabbriche di vetri, cristalli e majolica, cartiere, lanificizi e principalmente setifizi in gran numero, con filande a vapore, di cui la fabbrica privilegiata sta in Como, come molte altre fabbriche di stoffe di seta e di tele. Nei paesi prossimi a Como si costruiscono in numero barometri, termometri, microscopi, cannocchiali ecc., che quegli abitanti recansi a vendere in lontani paesi.

Siccome fino da remoti tempi i comaschi sono abituati ad emigrare il qualità di ferraj, muratori, stuccatori, i ecc., così trovansi eglino nelle lombarde antiche leggi, chiamati magistri comacini. La Val-Intelvi diede molti professori nell’arte del disegno come pure fecondi di begl’ingegni furono parecchi altri luoghi, bastando ricordare il Luini, gli architetti Fontana e Cantoni, il Boldoni, buono scrittore latino e poeta del XVI secolo, i due Venini, l’uno matematico e poeta, l’altro oratore sacro, il Rezzano, il Sacco, l’apostolo del vaccino e, per tacerne molti altri, il Parini e l’Apiani. I signori milanesi hanno le loro ville nelle deliziose piagge di questo paese, che appartenne, sotto i romani, alla Gallia Trauspadana. Nei bassi tempi, Varese era sede dei conti del Seprio, mentre gran parte della Brianza spettava alla Martesana.

Como e le pievi del Lario si ressero per comuni, mentre in Lecco sedevano i così detti conti rurali, ma furono poi tutti uniti sotto il dominio di Milano, indi alla repubblica Cisalpina, ed al regno d’Italia, col nome di dipartimento del Lario, conservato sino al 1816, nel quale anno assunse il titolo di provincia di Como, divisa nei seguenti 26 distretti: Angera, Appiano, Arcisate, Bnellaggio, Bellano, Brivio, Canzo, Como, che ne forma due, Cuvio, Dongo, Erba, S. Fedele, Gavirate, Gravedona, Lecco, Luino, Maccagno, Mariano, Menaggio, Missaglia, Oggiono, Porlezza, Taceno od Introbbio, Tadate e Varese. I distretti si suddividono in 530 comuni. Trovansi marmi di ogni gradazione di colore, ottime argille per vasellami, sasso arenario docile allo scalpello, pietre da fabbrica e coperti da limpidissimi cristalli, piriti di rame, ferro che estraesi e si lavora in Valcavargna, Gaeta, Dongo e Valsassina. Presso al ponte Tresa rolo si estrae pure del piombo. Attivo vi si fa il commercio e massimo quello di transito. Ha conciatoi di pelli, fabbriche di vetri, cristalli e majolica, cartiere, lanificizi e principalmente setifizi in gran numero, con filande a vapore, di cui la fabbrica privilegiata sta in Como, come molte altre fabbriche di stoffe di seta e di tele. di provincia e di due distretti, posta in un’amena valle, a 8 leghe Nord-Nord-Ovest da Milano, alla estremità Sud-Ovest del lago del suo nome. Latit. N. 45° 48’ 10"; logn. e. 26° 44’ 57". E’ sede di un vescovado già suffr. Del patriarca di Aquileja, ed ora dell’arcivescovado di Milano. E’ da osservarsi in questa città il duomo fabbricato con bei marmi, cominciato nel 1396, e compito soltanto nel 1513, mediante le volontarie offerte dei cittadini; maestoso edifizio, il cui pensiero non uniforme accusa la diversità degli architetti, apparendovi in esso le varie gradazioni dal gotico del XIV secolo

fino alla elegante solidità del XVI. Sulla facciata gotica vedonsi le statue dei due Plinii, poste dai comensi, monumento di gratitudine ai loro grandi Concittadini. Nell’interno, formato da tre navate a croce latina, si ammirano pitture del Luini e di Gaudenzio Ferrari. Poco lunge evvi il teatro eretto nel 1813, dietro a cui sta un anfiteatro. E’ pure ragguardevole la facciata del Liceo, la quale s’inalza sopra otto colonne di marmo cipollino antico, e che, fra gli altri ornamenti, offre i busti di quelli che illustrarono questa città, quali sono appunto i due Plinii, Cecilio, poeta comico, Caninio Rufo, che cantò le vittorie di Trajano, Paolo Giovio, storico ed oratore, i papi Innocenzo XI degli Odescalchi, Clemente XIII dei Rezzonico, e dil conte Castone Rezzonico, vivace scrittore; un’altra nicchia sarà in breve occupata dal busto di Alessandro Volta, che vi nacque e morì. Oltre questi vantano i comaschi un Benedetto Giovio, che narrò le patrie istorie, e ne raccolse le molte antiche iscrizioni, Giambattista Giovio che illustrò con patrio zelo le cose comacesi, Ignazio Martignoni, buon letterato e leggista, Giuseppe Rovelli instancabile nel raccogliere, e sommo critico nell’esaminare tutto ciò che appartenere potsse a questa città, della quale lasciò anche una completa storia fino al 1802. Al liceo va unito un buon gabinetto di fisica, un orto botanico, ed una biblioteca fondata nel XVII secolo dal dottor Francesco Benzi. Cingono Como varii popolosi borghi, nme’ quali meritano di essere veduti un santuario del Crocefisso, che da oltre quattro secoli vi chiama gran folla di divoti; il collegio Gallio, e, nel borgo Vico, molte deliziose ville, fra cui la splendidissima Odescalchi, ora Raimondi, la Gallia, ove Paolo Giovio aveva stabilito il suo museo sulle rovine del suburbio di Caninio Rufo. Il commercio di lane di questa città è di antichissima fama, ed era sostenuto dagli umilliati,

che nel XIV secolo vi avevano ben 18 case. Nel XV mandava alla sola Venezia 12,000 pezze di panno, valutate ducati 180,000 che oggi sarebbero 2,073,600 lire tornesi. Francesco Sforza dei panni di Como vestiva le sue milizie, e servivasene a molti usi della sua corte. Anche il commercio delle sete fino dalla metà del XIV secolo, vi fu trasportato da Zurigo. Il primo setifizio di cui trovisi in Como memoria, fu eretto, nel 1510, da Pietro Boldoni di Bellano, e nel 1512, già diceva il Muratto, che le campagne comasche parevano selve di gelsi. Da tempi antichissimi vi si faceva una fiera. Oggi pure ha estese fabbriche di panni-lani, di veli e di stoffe di seta. Il solo lanificio Pirarde-Compagni in s. Martino, ove entrano le lane greggie e n’escono panni finissimi, alimenta oltre 450 persone. Catone il maggiore asserisce essersi fondata Como dagli orobii, Cornelio dai greci che popolarono le vicine rive, e Giustino dai gaulesi venuti con Brenno. Avendo nella invasione dei rezj sofferto assai, i romani la rifecero quasi interamente, onde fu detta Novo - Comum. Pompeo Strabone la eresse in municipio; Scipione vi pose 3,000 abitanti, e Cesare adornatala, la popolò di ben 3,000 coloni, fra cui 500 nobili greci. Sotto i goti la troviamo colmata di lodi da Cassiodoro, e del loro dominiio ne fa fede il castel Baradello, poco distante, edificato nell’VIII secolo. Resasi libera, come le altre città lombarde, nei secoli XI e XII, gareggiò coi milanesi, i quali, dopo una guerra di anni dieci, sostenuta per terra e per acqua, la distrussero nel 1127. Federico Barbarossa la riedificò nel 1159, fra quelle robuste mura, di alte torri munite, che ancora la cingono, il cui presente circuito è però assai minore di quello delle mura antiche. Fu agitata dalle fazioni dei Vitani e dei Rusca, i quali ultimi n’ebbero anche il dominio al principio del 1400, e che la cedettero poscia ai Visconti nel 1415, dal qual tempo corse la sorte di Milano. Ora conta 15,500 abitanti, compresi quelli dei borghi. tratto da: "nuovo dizionario geografico universale" Opera Originale Italiana di una società di dotti - Venezia 1828

Ospedale Sant'Anna e fontana di Camerlata a Como

Como, centro città

Como, Diga Foranea

Como - La Fontana

Como - La funicolare

Como - Il lago

Como - Piaxxa Cavour

Como - Piazza Duomo

Como - Piazza Verdi e piazza del Popolo

Como, il porto

Como - Sant'Abbondio

Como - Tempio Voltiano

Villa Olmo

Fonte
Sito tais.it di Bruno Balestrini